Recensioni

Oceania 2: La nostra recensione del nuovo film Disney

Otto anni più tardi rispetto al primo film, Oceania 2 ci accompagna nuovamente in una piacevole atmosfera polinesiana che maschera una storia con poco mordente.

I Walt Disney Studios tornano con un nuovo film per bambini, questa volta pescando fra uno dei suoi story artist storici per la regia: David Derrick Jr., già collaboratore per film quali Encanto, Raya e l’ultimo drago e lo stesso Oceania.

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Il racconto parte con un riassunto di alcuni importanti eventi del primo capitolo, sfruttando come pretesto narrativo alcuni bambini del villaggio: tramandare ai piccoli le storie del passato e gli insegnamenti della società è pratica assodata, dunque rende maggiormente plausibile questa scelta (pur riempiendo a tratti eccessivamente la prima mezz’ora del film). Si riparte dunque venendo messi al corrente di ciò che ha portato Vaiana, protagonista doppiata da Auli’i Cravalho (in italiano da Emanuela Ionica), a divenire navigatrice e prossima Tautai, ossia una leader temporale e spirituale del suo popolo.

Durante il rituale per divenire Tautai, è colpita da un fulmine che le fa vivere una visione in presenza del suo predecessore: Tautai Vasa. Egli le spiega che dovrà raggiungere l’isola di Motufetu per contrastare il maligno dio Nalo. Per fare ciò, recluta alcuni membri del villaggio come equipaggio, che la dovranno aiutare nell’impresa.

Il viaggio la porta a ritrovare anche il semidio Maui, personaggio doppiato da Dawyne Johnson (in italiano da Fabrizio Vidale), il quale sarà fondamentale per la riuscita del piano.

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L’animazione è impeccabile, frutto di un settore che sta crescendo sempre più e si sta radicando nell’industria alla pari della controparte cosiddetta live action. Il fulcro della narrazione è semplice e diretto, talmente semplice e diretto da risultare alquanto sciapo. È un film senza infamia e senza lode, che quantomeno porta avanti una struttura rodata: equilibrio, rottura dello stesso, viaggio per rimetterlo in sesto e finale vittorioso. Le solite fasi teorizzate – e in questo caso ridotte ai quattro pilastri – dall’executive hollywoodiano Christopher Vogler nel suo seminale saggio Il viaggio dell’eroe.

Tuttavia, non basta seguire gli insegnamenti dei maestri per creare un prodotto che possa oltrepassare i propri confini. La pellicola, è evidente, è stata pensata per un pubblico di bambini in età scolare e non fa alcuno sforzo per approcciare un pubblico di più ampio respiro, limitandosi a voler raggiungere tutt’al più i genitori, costretti dai propri figli a vedere questi prodotti che poco comunicano loro.

 

Inoltre, così come nel primo film, è presente una scena post-credit (ormai marchio di fabbrica dei prodotti Disney) che lascia aperta la strada per un ulteriore capitolo.

Dal 27 novembre in tutte le sale italiane.

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